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Cleo Li Calzi "Il turismo? La speranza dei siciliani"

L'assessore regionale spiega come potrebbe trasformarsi lo sviluppo economico dell'isola. "Se sapremo mettere a sistema il turismo, interpretandolo in maniera diversa da come finora è stato interpretato", dice

di Dario La Mendola - 11/02/2015

Chissà se il turismo, in Sicilia, terra ricca e povera a un tempo, possa un giorno trasformarsi in corretto sviluppo economico. Non parliamo di piegare (o impiegare) il “congegno” turistico ad alcuni principi postulati dai teorizzatori della décroissance: sarebbe troppo complicato per un’isola, la nostra, in cui le basi civiche vengono costruite nell’arco di un secolo e applicate quotidianamente per un periodo inferiore alle fasi di veglia dei bradipi. Ma chissà se il turismo, in futuro, potrà riuscire a “fare buona economia”.

Ne parliamo con l’assessore regionale al turismo, Cleo Li Calzi.

"Il turismo è, secondo me, la speranza che possiamo dare ai siciliani, se lo interpretiamo in maniera diversa da come finora è stato interpretato. Il turismo è lo sviluppo socio-economico del territorio. E se si interfaccia correttamente con le infrastrutture e l'ambiente, cioè se è messo "a sistema", può incidere non solo al dato della presenza turistica, ma all'aumento del P.I.L. della zona, ai sistemi commerciali, manifatturieri e artigianali".

Lei parla si “sistema”. Ma il turismo è qualcosa di sentimentale. Come si sposa l’esperienza estetica dell’educazione turistica con l’apparato burocratico deputato a dirigerlo? Il rischio potrebbe essere quello di una Regione che propone il suo "sistema", e di un territorio che non riceve il messaggio?

"Con il sentimento non ci mangiamo e non facciamo reale turismo. Il sentimento è nell'esperienza di viaggio, tra l'altro sporadica. La Regione siciliana non deve fare burocrazia. E ritengo che sul turismo non abbia fatto burocrazia, così come non abbia fatto neanche pianificazione strategica. Facendo pianificazione strategica, cioè mettendo "a sistema" le varie anime del territorio, turismo, beni culturali, attività produttive e agricoltura, noi organizziamo positivamente le potenzialità. Invece di divulgare per foto la Sicilia come spesso è stato fatto (siamo la regione più divulgata per foto), con il processo di organizzazione iniziamo a costruire destinazioni turistiche con cui facciamo sentire il territorio al viaggiatore. Ma prima, tutto deve essere organizzato. Con il solo sentimento attraiamo pochi turisti, molto soddisfatti, ma non apportiamo economia al territorio".

Puntando ai mercati internazionali?

"Certo. C'è la necessità di una strategia unitaria in Sicilia, che metta l'isola nei mercati internazionali, e che ponga in atto tutte le potenzialità che il territorio possiede".

Agrigento ha un sito turistico meraviglioso, che però non è in grado di produrre ricchezza per la città. Il suo punto di vista?

"Questo è un paradosso che riguarda i comuni di tutta Italia, perché sono in deficit di bilancio. Il problema, in primo luogo, sta nelle risorse da riorganizzare, evitando di pensare che la città possa sostenere il turismo del territorio. È bene uscire fuori dai confini amministrativi di una singola città e costruire più "a sistema"".

 

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